Pensieri appesi -Monterosso al Mare-

Il segno si trascina senza lasciare la tela, raccolgo panni da terra come fossero miei, li vedo, li guardo, la via né è piena ad ogni angolo, sono sporchi, abbandonati, scuri e lisi, nessuno è più passato di qui?, posso sentire quegli stracci parlare, ogni macchia ha una storia. La cesta intanto si riempie e io attraverso il risseu un piede di fronte all’altro al ritmo di un tic tac. Pesa sai?, ma non importa se si tratta di te. Arraffo uno scialle sotto un vecchio portone vicino a un tavolino, alzo lo sguardo, “come se una signora passando di qua l’avesse appena perso”hey Madame ha perso questo!”.Tutto si lascia alla spalle, a volte neanche ce ne accorgiamo. Siamo accendini sul fondo della borsa, siamo trame sbiadite dal sole cocente siamo chiavi che mai ti hanno restituito. La mia schiena è curva mentre una sagoma di nuvola attraversa il pavimento, poso i panni a terra, sono libera, sono una rondine, volteggio tra i panni.

Ciò che vedi, sarei -Manarola-

Passiamo tempo a costruire ponti che non vengono visti, strade che non vengono percorse, investiamo tutto ciò che siamo in vicoli che poi si rivelano ciechi. Mi ritrovo qui, di nuovo, prosciugata, il pennello in mano e la testa ovattata di pensieri torbidi. Dentro di me, abita un faro che con il mare mosso puntuale si accende, mi guida, oltre nebbia e il vento, negli inverni freddi oltre la foschia, mi dondolo nella sicurezza che le difficoltà non mi spaventano più. Se ti fosse tanto semplice svelarti quanto lo è per me disegnare, forse mi temeresti di meno e vedresti di più. Che noia quelle persone che non ridono mai, sono come quei quadri scuri fatti mischiando sulla tavolozza troppi colori, si certe persone sono color marrone. Pensi che disegno la felicità?! non mi sento cosi banale e scontata, ma la gioia del creare si! I Colori sono casa, sono sono così come loro appaiono, veri, autentici, emotivi, creano situazioni e non c’è margine di frainteso. Mi abbandono a loro.

Mentre scivolo via -VERNAZZA-

Questa estate mi avvolge come un plaid caldo davanti al camino, passo ore a guardare l’acqua che brilla, mentre la carta assorbe i miei acquerelli rapidamente come la pelle fa con i miei lividi, non sento dolore. Il sole è alto e il pescatore brumeggia, la costa si sgretola divorata dalle onde e io ondeggio spinta dal mio remo. Il molo di Vernazza mi accoglie nei suoi colori saturi, guardo gli ombrelli in mille fantasie girano come ventole, cammino scalza, ecco casa, fotografo con la mente ogni dettaglio come fosse la prima volta, li faccio ancora miei. Seduta al ristorante la dolce notte riempie la piazza di luci arancio e mi ritrovo qui, esattamente dove dovrei essere. Scivolo via, silenziosa, come se mai fossi passata, vado via, nell’ombra, dritta in quella direzione, sorridi, la pace.

Pezzetti d’anima al vento -Riomaggiore-

Guardo le pietre di questo muretto, ha ceduto in sto punto, non ha retto alla pioggia, al sole, al tempo. Le vigne si aggrappano ai filari, adattandosi, attorcigliandosi, come fanno i rovi pieni di spine nei luoghi impervi, la gramigna rigogliosa nei punti umidi e tu arsa come il deserto mi bruci attorno. Pulisco il campo come fa un japponese col suo giardino, riempio i buchi con la terra, sposto i sassi e metto da parte gli stecchi. Tendo un filo fittizio, si finge una staccionata, dentro il mio cavallo e io, traccio un confine. Lui resta lì, con la sua mole imponente, spensierato, incurante, provo invidia, amassi il mio spazio con la stessa leggerezza che ha lui…Sai a volte si cresce così, abituati così e lasciamo che tutto accada, così, oltre e poi dentro al filo. Ho visto la tempesta agitare l’albero di mele, i miei quadri volari in aria, come pezzetti d’anima in balia del vento, tendo il filo ancora una volta e aggiungo dei pali.

In alto sul campanile -Corniglia-

Evaporo come fa il sale dal mare, nessun luogo mi appartiene. Sono tutte onde che si infrangono e si rigenerano tornando indietro. Sono bottiglie diventate scinscettue, é un arte che leviga il vetro lentamente. Risalgo come fa un agave sulla roccia e scendo come fa il suo fiore. Sorrido a uno sguardo straniero come fosse casa. Le barche vanno per tornare ma i loro nomi son sempre gli stessi. Sento paura se non pitturerò qualcosa di unico, ma poi non succede mai. Inguaribile ottimismo il mio, di una bambina che è stata triste ma ha trovato i colori, il rifugio che si porta dentro di se, quella sicurezza che nessuno potrà levare. Vado via ancora, perché dove non sono vista non resto, non ho abitudini sai?, la ripetizione… la morte a ogni tela. Mi trasformo ad ogni pennellata, voglio tracciare qualcosa che sia profondo, qualcosa di bello, che respiri, di diverso, qualcosa che il tempo non rovinerà, qualcosa di speciale che solo io posso creare. Me ne vado, una volta sola però e un’altra ancora.

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